La piattaforma continentale rivendicata dalla Libia
Nel maggio 2025 la Libia ha notificato al Segretario generale delle Nazioni Unite una dichiarazione ufficiale con cui ha definito i limiti esterni della propria piattaforma continentale nel Mediterraneo, allegando una cartografia e le coordinate geografiche delle aree rivendicate. La comunicazione richiama il Memorandum d'intesa sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime concluso con la Turchia nel 2019, contesta l'accordo di delimitazione tra Grecia ed Egitto del 2020, le attività greche di esplorazione di idrocarburi, il Piano greco di pianificazione dello spazio marittimo (Maritime Spatial Plan) e la proclamazione della zona economica esclusiva greca nel Mar Ionio. Contestualmente, la Libia ribadisce la propria disponibilità ad avviare negoziati con gli Stati rivieraschi per la delimitazione delle rispettive aree marittime.
Nel settembre 2025 la Grecia ha depositato una propria nota verbale con la quale ha respinto integralmente le rivendicazioni libiche. Atene sostiene che il Memorandum Libia-Turchia non possa produrre effetti nei confronti della Grecia, riafferma la validità dell'accordo con l'Egitto del 2020, difende la conformità al diritto internazionale della propria pianificazione dello spazio marittimo, delle autorizzazioni per l'esplorazione di idrocarburi e della proclamazione della zona economica esclusiva nel Mar Ionio, contestando inoltre le coordinate e la cartografia depositate dalla Libia presso le Nazioni Unite.
Nel aprile 2026 è intervenuta anche la Tunisia, contestando la rappresentazione della delimitazione marittima tra Tunisia e Libia contenuta nella nota libica del 2025. Tunisi sostiene che la linea tracciata dalla Libia tra i punti 30 e 32 non corrisponda né al metodo individuato dalla Corte internazionale di giustizia nella sentenza Continental Shelf (Tunisia/Libyan Arab Jamahiriya) del 24 febbraio 1982, né all'accordo di attuazione concluso tra i due Stati nel 1988. La Tunisia osserva inoltre che la Corte non aveva definito il prolungamento nord-orientale della linea di delimitazione, rinviandolo alle future delimitazioni con gli Stati terzi, e ribadisce che non esiste ancora un accordo bilaterale sulla delimitazione del mare territoriale e della zona economica esclusiva tra Tunisia e Libia. Pur contestando le rivendicazioni libiche, Tunisi manifesta la propria disponibilità ad avviare negoziati in buona fede per giungere a una delimitazione conforme al diritto internazionale.
Nel maggio 2026 anche l'Italia è intervenuta con una nota verbale indirizzata alla Libia e successivamente trasmessa alle Nazioni Unite. La comunicazione italiana prende atto che la delimitazione proposta dalla Libia tra le coste italiana e libica richiama i meridiani 13°50' E e 15°10' E, già individuati dalla Corte internazionale di giustizia nella sentenza Continental Shelf (Libyan Arab Jamahiriya/Malta) del 3 giugno 1985. L'Italia osserva tuttavia che i limiti esterni della piattaforma continentale rappresentati nella cartografia allegata alla nota libica si estendono oltre tali meridiani, interessando aree nelle quali l'Italia ritiene di possedere diritti e interessi tutelati dal diritto internazionale del mare. La nota richiama espressamente la giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia quale riferimento per ogni futura delimitazione marittima e accoglie favorevolmente la disponibilità della Libia ad avviare negoziati con gli Stati costieri interessati.
